ottobre 21, 2019 0 Comments Senza categoria

Tra carne bovina e fungo prugnolo

L’opinione di Cristini in merito alle iniziative enosastronomiche della Provincia

E ci risiamo! Arriva la primavera e tutti vogliono dar sfogo alla mente: si rispolverano vecchie idee donandogli un po’di restyling, si mettono sul mercato, ed ecco pronta la novità. E qual miglior argomento da trattare se non quello dei prodotti tipici o del recupero di vecchie ricette. Peccato che a dire queste cose ma soprattutto a proporle sono persone che di enogastronomia ne capiscono poco o nulla.

Ed allora, ecco dar spazio alla carne di razza bovina marchigiana, adesso che i prati verdeggianti offrono dell’ ottima erba fresca dove gli animali possono pascolare tranquillamente, con notevole beneficio per il latte ed anche per la tenerezza e la friabilità delle carni. Ma non basta, (queste persone), per darsi un tocco di professionalità, pensano che non può mancare un vino, doverosamente della nostra provincia in abbinamento alle carni. Fino a qui potrebbe anche filare liscio il discorso, senonchè poi vai nei ristoranti che condividono a priori questa esperienza di degustazione, preparando menù a base di questa eccellente carne, anche per dare un senso di tipicità alla loro cucina, ma anche per cercare di porre argine ad una crisi di presenze che vede il cliente rifugiarsi nelle pizzerie o negli agriturismi; ed entrando in questi locali e parlando con i proprietari ecco uscire subito allo scoperto la “magagna”. Se i piatti che arrivano a tavola possono offrire un interessante equilibrio organolettico e tutto sommato la sequenza gustativa non dispiace; sui vini al delusione è immensa. Nel menù proposto e sbandierato ai quattro venti con abbinamento cibo e vino con il nostro Colli Pesaresi Sangiovese, di questo nerboruto vino nemmeno la traccia, ma sulla tavola solo volgari vini in caraffa o orrendi vini provenienti dalla Romagna, che distruggono il piacere della carne, invece di esaltarlo. Ed allora dove sta la tanto decantata territorialità. Quello che conta è soprattutto il prezzo di acquisto dei vini e non il loro legame con il territorio, di cui molti si riempiono la bocca. Ancora c’è chi vende e quindi chi la acquista una bottiglia di vino ad un euro e settanta; ma se solo il vetro, il tappo e l’etichetta costano un euro e cinquanta, ditemi voi che tipo di vino ci può essere dentro quella bottiglia.

Dopo la carne marchigiana, adesso è il momento dei prugnoli che quest’anno grazie alle abbondanti pioggie sono decisamente profumati ed aromatici. Il prugnolo è un fungo straordinario e molto intenso, ottimo mangiato crudo e capace di esaltare sia i primi piatti che le carni; spero solo che ci diano quelli raccolti nei nostri prati e non quelli che vengono dall’estero, e soprattutto mi raccomando non facciamo l’errore di abbinarci vini rossi giovani o magari eccessivamente fruttati, o peggio ancora vini rossi invecchiati ed austeri. Un Bianchello del Metauro elegante o un Verdicchio dei Castelli di Jesi o di Matelica, sono i giusti vini per fare un grande abbinamento.

Giuseppe Cristini Presidente dei Sommeliers del Montefeltro

altre info


Share: