dicembre 16, 2019 0 Comments Senza categoria

Uovo rompe il guscio

di redazione

Ha per titolo una sequenza di elementi chimici – H2O NaCl CaCO3 – e come le molecole si adatta e ricombina a seconda degli ambienti e delle situazioni. Comincia così, con la performance della coreografa francese Julie Nioche la quarta edizione di Uovo – Perfoming Arts Festival, che si protrarrà a Milano fino al 18 maggio, con quattordici artisti provenienti da nove Paesi, in maggioranza italiani, a conferma della vitalità di un’avanguardia che – purtroppo o per fortuna – trova più spesso spazio e riconoscimenti all’estero che in patria.

Teatro di parola (poca), immagine, danza, teatrodanza, istallazioni, arti visive, musica sintetica e talvolta un frullato di tutto ciò, all’insegna di un eclettismo professionale, di una multidisciplinarietà indisciplinata che è alla base del lavoro di selezione operato da Umberto Angelini, direttore artistico della manifestazione che si svolge in sette diverse location, alcune tradizionali ma non paludate come il cinema Gnomo, le mura a forma di fiore della Rotonda della Besana o il Padiglione d’Arte Contemporanea, altre invece decisamente eccentriche come il Superstudiopiù, spazio di tendenza ricavato nella ex area industriale di via Tortona – oggi diventata fucina di nuove tendenze della moda e del design – o il Plastic, storico locale notturno situato lungo la circonvallazione del capoluogo lombardo.

A Uovo sono di casa la Socìetas Raffaello Sanzio di Chiara Guidi e Romeo Castellucci, che ripropone l’intero ciclo filmato (da Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti) della Tragedia Endogonidia e – dal vivo – l’esecuzione dei Cryonic Chants sulle musiche di Scott Gibbons. La novità è rappresentata dallo spettacolo presentato dalla Stoa della compagnia cesenate, una scuola teatrale di movimento fisico e filosofico rivolta principalmente ai giovani. Se il nome della compagnia fondata nel 1981 prendeva a prestito quello del celebre pittore urbinate, in questo caso Stoa è il termine che identificava il porticato ove Zenone di Cizio impartiva ai suoi discenti i rudimenti dello stoicismo, impossibilitato a farlo al chiuso perché non ateniese.

L’altra storica compagine di teatro sperimentale italiano, quella fondata a Rimini da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande – i Motus – non si esibiranno ma esibiranno al pubblico il loro libro Io vivo nelle cose, che ripercorre l’originale cammino compiuto negli ultimi anni. Dalla Romagna alla Toscana con Kinkaleri, per un laboratorio intitolato Dialoghi sul movimento e per la rappresentazione di nero² (3° studio), performance della compagine formatasi nel 1995, come sempre criptica e densa di rimandi ad un universo simbolico, ideato, organizzato, e rappresentato in totale autonomia, come vuole la filosofia del gruppo. Uno che invece si è messo in proprio da tempo, fondando una compagnia di danza contemporanea attualmente di casa ai Cantieri Goldonetta di Firenze è Virgilio Sieni, che a Milano affida a Marina Giovannini e Ramona Caia la sua coreografia Un respiro, ispirata al testo omonimo di Samuel Beckett, di cui ricorre il centenario della nascita.

Grande curiosità – passando in rapidissima rassegna i nomi degli artisti stanieri in programma – suscitano i debutti del francese Herman Diephuis, autore di tableaux vivants che riproducono opere celeberrime di artisti rinascimentali; del performer belga Kris Verdonck – autore di istallazioni ad alto contenuto di crudeltà tecnologica come fonti di luce accecante – e del danzatore iraniano di nascita ma norvegese di formazione Hooman Sharifi, a Milano con la sua compagnia Impure Company. Si tratta invece di un gradito ritorno sulle scene italiane quello di Jérôme Bel, che presenta in anteprima – con l’ironia che ne contraddistingue la produzione artistica – una coreografia ideata e danzata assieme al thailandese Pichet Klunchun sulle contraddizioni e le incongruenze delle culture occidentale e orientale. La coreografa svizzera Anna Huber e il percussionista tedesco Fritz Hauser danno infine vita con umwege a una performance d’effetto nelle sale del Padiglione d’Arte Contemporanea, dopo essere stata ospitata in altri luoghi architettonicamente rilevanti come le terme di Vals in Svizzera, la Fundació Joan Miró di Barcellona e la Potsdamer Platz di Berlino.

Informazioni dettagliate e il programma completo di Uovo – Performing Arts Festival sono reperibili sul sito bymed.org. (e.f.)

(10 maggio 2006)


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